Yell, l’isola più grande delle Shetland settentrionali

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L'isola di Yell Shetland vista dal traghetto © Andrea Lessona

L'isola di Yell Shetland vista dal traghetto © Andrea Lessona

Il traghetto sfregia le acque del Mare del Nord verso Yell. Dalla prua dell’imbarcazione guardo la più grande delle tre Isole del Nord delle Shetland avvicinarsi lenta, e delineare contorta la sua costa.

Dopo essermi imbarcato mezz’ora fa nel porticciolo di Toft sulla Mainland sono quasi arrivato a Ulsta, il terminal dove attraccano i ferry. Qualche minuto per far scendere le macchine in colonna prima di me, ed eccomi guidare sulla A987 la strada principale che costeggia il litorale est dell’atollo.

L’asfalto divide le profonde insenature della costa dalle torbiere piatte che dipingono come un manto l’interno di Yell. Pochi chilometri ondulati di bitume e arrivo a West Sandwick, un agglomerato di case sparse sulla costa dove si trova il B&B in cui trascorrerò la notte – l’unico di tutta l’isola.

Approfittando del sole alto, continuo nella scoperta di Yell. Nonostante lo scrittore Eric Linklater l’abbia definita “fosca e cupa”, non mi scoraggio e vado avanti sino a dove a sinistra della strada, sulla collina, intravedo i resti di Windhouse.

L’abitazione risale agli inizi del Settecento. Sotto i pavimenti e tra le mura rivestite di pannelli in legno vennero trovati degli scheletri. Da qui la cattiva fama di cui gode la struttura che si pensa infestata da fantasmi.

Proseguo verso il nord di Yell e incrocio il Loch of Lumister. Intorno alle sue acque cristallo si trova una riserva ornitologica con strolaghe minori, smerigli e stercorari. Più in là, vicino a Cullivoe, la costa si fa dolce e la spiaggia di Sands of Breckon fatta di polvere di conchiglie è arcobaleno di sfumature.

Tre chilometri oltre la strada, che si è fatta stretta e quasi sterrata, finisce a Gloup. Qui una baia nascosta custodisce il Memoriale per ricordare i 58 pescatori annegati il 21 luglio del 1881 a seguito del disastro della Haaf.

Torno indietro per l’unica via che attraversa l’isola e arrivo a Mid Yell, non molto lontano e in parallelo a Windhouse. Il villaggio è l’unico centro, insieme a Ulsta, dove fare benzina. Tra le sue case colorate si trovano anche un minimarket a ridosso del porticciolo e un pub sul promontorio.

All’incrocio del paese, invece di riprendere la A968, scelgo la B9081 e scendo verso sud costeggiando la parte occidentale dell’isola. Le insenature del litorale sono profonde e scoscese.

Alcune sono perfette per nascondere i sommergibili come facevano i tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale. Oggi molte di loro sono il luogo preferito delle lontre che qui a Yell hanno una delle colonie più numerose delle Shetland.

Arrivato nell’angolo sud-orientale dell’isola mi fermo a Burravoe, un paesino in cui spicca la laird’s house. L’antica casa del proprietario terriero risale al 1672. È intonacata a calce con frontoni a gradini. Oggi è la sede dell’Old Haa Museum.

Entro camminando piano sui pavimenti di legno scricchiolante per ammirare il gran numero di manufatti raccolti: raccontano la storia dell’industria di Yell della pesca delle aringhe e della caccia alla balena.

Fuori il vento soffia forte: arriccia le onde e porta nuvole gonfie di pioggia, sipario calato sulla Mainland delle Shetland oltre il mare.

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