Westside, l’ovest delle Shetland

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Il profilo sfocato di Papa Stour visto da Huxter © Andrea Lessona

Il profilo sfocato di Papa Stour visto da Huxter © Andrea Lessona

Nell’ovest delle Shetland la brughiera è un infinito manto ricamato di bruno e viola. Qua e là piccoli laghi blu argentati luccicano nella pioggia violenta. Li vedo dalla strada mentre attraverso questa distesa brulla.

È così sin da stamane quando ho lasciato Lerwick per raggiungere il nord e scoprirne le isole estreme. Ma prima ho voluto vedere il Westside dell’arcipelago, dove il sole muore e illumina di porpora il mare al tramonto.

Sino ad ora, però, dei suoi raggi benefici non ho che il ricordo dei giorni prima quando brillavano dal cielo blu. Oggi le nubi regnano sovrane sull’ovest delle Shetland, e ne alterano i colori.

Meno sfavillanti del solito, sono comunque un quadro intenso di sfumature e profumi da respirare. Così superato il centro anonimo di Bixter, mi sono fermato spesso lungo la A971. La strada che porta a Walls è uno scenario dipinto.

Dopo l’ultimo stop, riparto con questo ricordo vivo negli occhi e raggiungo il villaggio stretto al suo porticciuolo colorato. Mentre il cielo inizia a rasserenarsi, respiro il mare agitato e mi godo l’orizzonte.

Ripresomi dalla sua bellezza struggente, scelgo la via più tortuosa ma più bella che risale la costa: quella che da Walls porta a Sandness. Guidare su queste strade simili a mulattiere non è facile ma lo scenario regalato è unico.

Un paesaggio ondulato, che vive di massi rotolati qui dall’inizio dei tempi, si delinea a ogni chilometro nell’ovest delle Shetland: il nulla in cui perdersi per ritrovarsi è una sottile linea d’asfalto costellata da buche profonde.

Sulla destra intuisco il profilo sfregiato della Sandness Hill, e poco più in là il villaggio omonimo. Circondato da brughiere di torba, ha una spiaggia dorata dove prendere il sole. Quando c’è.

Nel paesino si trova la Jamieson Spinning Mill: è la sola filanda dell’arcipelago che produca pura lana delle Shetland. I suoi filati sono eccezionalmente fini e pregiati. Così, parcheggiata la macchina entro a dare un’occhiata.

Giovani ragazze sono sedute alle macchine e indossano occhiali e tappi protettivi: il rumore prodotto è assordante e dopo un po’ devo uscire. Superate un gruppo di case colorate dalla foggia tipicamente norvegese, raggiungo la fine della distesa di terra.

Proprio vicino a dove inizia il mare ci sono i resti del famoso mulino ad acqua di Huxter: si tratta di un tipo quasi unico per il territorio britannico, mentre è abbastanza comune in Scandinavia.

In piedi sul muretto che divide gli appezzamenti della zona guardo il mare e il profilo sfocato di Papa Stour: un chilometro e mezzo di acque e il tempo che non ho mi dividono da questa isola.

Quintessenza di pace e tranquillità, è nata da lava e ceneri vulcaniche. Sul suo manto diventato verde nei millenni ci vivono circa una trentina di persone. Mentre penso al Nord delle Shetland, alle miglia ancora da fare e alla fretta che ho, le invidio.

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