St Giles, la Cattedrale di Edimburgo

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Cattedrale di St Giles, Edimburgo © Andrea Lessona

Cattedrale di St Giles, Edimburgo © Andrea Lessona

La guglia di St Giles risplende nel cielo di Edimburgo. I suoi otto archi rampanti uniti a corona riflettono il sole che illumina la torre della Cattedrale. La guardo nell’ombra del sagrato, proprio dove piccoli mattoni rossi formano l’Heart of Midlothian.

E’ il cuore e uno dei simboli della capitale di Scozia, reso immortale dall’omonimo romanzo di Sir Walter Scott. Proprio qui, vicino al Royal Mile, sorgeva un antico tolbooth, una prigione cittadina ora distrutta.

Evito di sputarci sopra per aver fortuna, come vorrebbe una vecchia tradizione, e mi avvicino all’ingresso della chiesa. Costruita sui resti di una struttura del IX secolo, l’edificio ha subito diverse modifiche e cambi di stile.

Intorno al 1126 la sua foggia era romanico-normanna, poi fu rivisto dal gotico di cui conserva la torre del Quattrocento. Quattro secoli dopo, l’esterno venne ricoperto da strati di pietra liscia dal connotato georgiano.

Aspetto che una interminabile fila di visitatori esca dalla porta laterale, ed entro tra le navate della High Kirk of St Giles. La luce tenue delle vetrate istoriate e il suono del grande organo regalano ai miei sensi una dimensione diversa da quella immaginata fuori. Qui vive la fede e la storia della Scozia.

Per immortalarle servono due sterline da pagare a una signora seduta a un tavolino colmo di pieghevoli e ricordini. In cambio delle monete versate, mi dà un adesivo con una macchina fotografica stampata da mettere in bella vista. “Si affretti – mi dice cortese – tra qualche minuto inizia la funzione e non potrà più scattare”.

Così cerco di rubare il tempo alla mia curiosità e tra un click e l’altro cammino svelto tra i fedeli che iniziano a occupare le sedie. Su ciascuna di loro c’è l’effigie del Saltire, la bandiera di Scozia. Niente banchi, come vuole la confessione presbiteriana.

Infatti fu proprio tra le mura di St Giles che John Knox promulgò la Riforma che avrebbe cambiato per sempre la religione della nazione. Anch’egli ha una statua tra le tante di altre personaggi celebri che fanno della Cattedrale un pantheon sul modello di Westminster a Londra.

Furono i lavori di ristrutturazione dell’Ottocento a introdurre queste modifiche così come le vetrate policrome preraffaelite. La più bella, quella che mi rapisce di stupore è nella navata laterale nord, proprio vicino alla scultura di Knox. L’immagine disegnata da Edward Burne-Jones e William Morris ritrae i profeti del Vecchio Testamento e gli Israeliti attraverso il Giordano.

Poco più in là c’è la vetrata ovest, dedicata nel 1985 a Robert Burns, il poeta di Scozia. La scelta ha sollevato diverse polemiche data la condotta libertina del bardo. Condotta non certo in linea con i rigidi principi presbiteriani.

Proseguo il mio giro sempre più veloce e arrivo lungo la navata est dove si trova la tomba del marchese di Montrose. Il comandante dell’esercito di Carlo I fu giustiziato nel 1650 e poi riabilitato e sepolto qui durante la Restaurazione. Dalla parte opposta, divisi anche nella morte, c’è il monumento all’Ottavo conte di Argyll, acerrimo nemico del marchese, ucciso per tradimento dopo la riabilitazione di Montrose.

Arrivo in fondo alla Cattedrale, definita tale nonostante sia stata sede vescovile solo in due brevi periodi del Seicento. Nell’angolo sud orientale della chiesa entro nella Thistle Chapel. La Cappella del Cardo – un altro simbolo della Scozia – è stata progettata da Sir Robert Lorimer nel 1911. E’ un luogo privato per i sedici cavalieri dell’ordine nazionale scozzese, The Most Noble Order of the Thistle.

La struttura, dotata di un secondo ingresso su Parliament Square rispetto a quello di St Giles, possiede una volta a costoloni con grandi bugne pendenti. Quando lo sguardo scende sugli scranni non può fare a meno di incontrare decorazioni stravaganti. Tutte comunque frutto di un preziosissimo lavoro artigiano.

Ho appena il tempo di lasciare la cappella, e la funzione inizia. Un incaricato mi fa segno che la macchina deve essere spenta: il rumore del click non deve sovrapporsi alla parola di Dio.

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