South Mainland, il tesoro archeologico delle Shetland

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Il South Mainland delle Shetland visto dall'areo a elica © Andrea Lessona

Il South Mainland delle Shetland visto dall'areo a elica © Andrea Lessona

Dal finestrino del piccolo aereo a elica, guardo il South Mainland delle Shetland dissolversi all’orizzonte. Mentre il velivolo sorvola il mare del Nord verso Edimburgo, penso che solo ieri ero Skaw, lassù, dove l’arcipelago finisce nell’Atlantico. Un giorno per riattraversare le isole, viaggio a ritroso nella memoria dopo una settimana passata oltre la Scozia.

E così, chilometro dopo chilometro, ho riscoperto ciò che avevo scoperto sino a Lerwick. Poi, scendendo a sud sulla A970, ho attraversato col sole ballerino quello che la notte dell’arrivo mi avevo negato: una sottile striscia di terra larga cinque o sei chilometri e lunga 40, ricca di storia e natura sublime.

Il South Mainland delle Shetland inizia dove la città più importante dell’arcipelago finisce. Appena fuori la capitale, un ventaglio di terreno stretto è soffiato dal vento che piega i prati in fiore. È tutto così sino a Cunningsburgh, il primo insediamento in mezzo al verde, nel cui cimitero nel 1992 è stata trovata una pietra pitta con l’immagine di un uomo con la testa di lupo e un’ascia.

Continuando sulla strada principale, ho visto al largo della costa orientale l’isola di Mousa: dal brullo dei suoi due chilometri si alzava fiero il Broch preistorico meglio conservato dell’intera Scozia. È una torre circolare di 12 metri che risale a più di duemila anni fa la cui storia è narrata nelle cronache delle esplorazioni norrene Egil’s Saga e Orkneyinga Saga.

Superate le case colorate di Sandwick, l’altro piccolo centro nel South Mainland delle Shetland, ho imboccato la deviazione verso Bigton: la strada ripida dalle curve strette mi ha portato alla St Ninian’s Isle, una striscia sabbiosa dove le onde dell’Atlantico si infrangono su entrambe le sponde.

Oltre, la costa è scenario di scogliere alternate alle spiagge, e i terreni coltivati di giallo e verde vincono le rocce nere alzate sul blu grigio del mare. Poco più in là, in autunno, 400 cigni selvatici planano nel Loch Spiggie e si dividono l’antica insenatura marina con oche, anatre e trampolieri.

La via secondaria per Bigton prosegue verso il sud-est del South Mainland delle Shetland, e torna sulla A970 all’altezza di Boddam. Così, seguendola, sono arrivato a Sumburgh dove c’è l’aeroporto. Abbastanza vicino alla pista si trova l’Old Scatness, un centro a cielo aperto in cui visitare un broch scoperto pochi anni fa. Nella sua ombra sorgono abitazioni ricostruite in foggia pitto-norrena.

Seguendo la strada ai cui lati pascolavano i famosi pony delle Shetland, sono arrivato a Jarlshof. Il più grande sito archeologico dell’arcipelago conserva insediamenti di 4000 anni fa, dall’Età della Pietra sino al 1600. Vicino all’entrata spiccano i resti della Old House, fatta edificare nel XVII secolo da Patrick, il conte delle Orcadi e signore delle Shetland.

Lasciato il centro, sono salito a Sumburgh Head. Sulla sommità del South Mainland delle Shetland, alta 80 metri, il faro – progettato dal nonno di Robert Louis Stevenson e costruito nel 1821 – domina l’orizzonte blu. Proprio lì dove i gabbiani si lasciano volare tra le rocce a strapiombo sul mare, ne ho seguito il tratteggio bianco: preludio nostalgico alla mia partenza.

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