Scozia, addio sogno d’Indipendenza

di
Il Leone Rampante, simbolo dell'Indipendenza della Scozia © Andrea Lessona

Il Leone Rampante, simbolo dell'Indipendenza della Scozia © Andrea Lessona

William Wallace continua a gridare: “Libertà per la Scozia, via gli inglesi dalle nostre terre”. I clienti di un pub di Edimburgo guardano sullo schermo il volto dipinto di Mel Gibson che impersona il loro eroe nazionale. Ma molti di loro sanno che quel sogno, agognato per secoli, è finito con la crisi finanziaria di questi giorni.

Gli analisti internazionali non hanno dubbi: se l’antica Alba avesse affrontato da sola la bufera economica, nata dai mutui americani subprime, non avrebbe avuto la forza di reggere l’impatto. E i suoi due istituti di credito più importanti, Royal Bank of Scotland e Hbos, non avrebbero potuto sostenere il debito contratto.

Solo l’intervento di Londra li ha salvati, diventando di fatto l’azionista di riferimento di quelli che sino a ieri erano il simbolo della rinascita scozzese e dell’affermazione economica sul vecchio Impero.

La Devolution del 1997 aveva permesso alla Scozia di sciogliere poco a poco il cappio che la legava all’Inghilterra. Era stato anche ricostruito il parlamento con competenze legislative specifiche dopo quasi tre secoli.

Era il 1707 quando, con l’Union of Act che univa le Camere di Edimburgo e Londra, la Scozia perdeva la sua autonomia, diventando di fatto una “provincia” poco amata e molto sfruttata della Gran Bretagna. Le insurrezioni giacobite del 1715 e del 1745 per riportare sul trono gli Stuart finirono tutte nel sangue.

Negli ultimi anni, un rinato orgoglio nazionalista e culturale, lo sviluppo economico rilanciato dal turismo, da nuove infrastrutture, dal maggiore sfruttamento delle risorse naturali nel Mare del Nord avevano fatto entrare l’antica Alba nel “club delle prosperità” di cui facevano parte le piccole nazioni che vivono in un grande benessere.

A portare avanti questo piano, rischioso e ambizioso al tempo stesso, era stato Alex Salmond, primo ministro e leader del Partito nazionalista scozzese. Oggi attaccato e screditato dai rivali laburisti, da sempre contrari al distacco della Scozia dal resto della Perfida Albione.

Lo stesso Gordon Brown, premier della Corona, si era espresso in tal senso pochi mesi fa pur essendo scozzese: “Non concederò mai l’Indipendenza”. La crisi economica che ha squassato il mondo in questi giorni gli ha evitato il “disturbo”.

Doug McWilliams, responsabile del Centre for Economics and Business Research, è stato più esplicito in un’intervista rilasciata al Daily Telegraph: “L’autonomia totale è sempre stata abbastanza remota, ma l’attuale situazione la rende semplicemente impossibile.

E ha aggiunto: “Uno dei fattori che hanno creato la sensazione di realizzazione, era proprio il fatto che gli scozzesi potessero contare su due delle maggiori istituzioni finanziarie di tutta la Gran Bretagna. Ma ora che il conto da pagare per il salvataggio delle banche si avvicina all’intero Pil, Edimburgo inizia a rendersi conto della sua vulnerabilità”.

Il film nel pub è finito: William Wallace è stato tradito, impiccato, squartato. I clienti posano i boccali di birra sul bancone ed escono sul Royal Mile. Anche il cielo della Scozia, oggi, è più grigio che mai.

I commenti all'articolo "Scozia, addio sogno d’Indipendenza"

Scrivi il tuo commento tramite

Loading Facebook Comments ...
Loading Disqus Comments ...