Scalloway, l’antico capoluogo delle Shetland

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Scalloway, Shetland © Andrea Lessona

Scalloway, Shetland © Andrea Lessona

Dalla ripida collina di Scord guardo Scalloway distendersi nella baia. L’antico capoluogo delle Shetland è lì a ricordare il suo passato prezioso e a vivere una rinascita economica grazie alle nuove industrie ittiche.

Protetto al largo dalle isole Burra e Tondra, oggi come ieri è un approdo sicuro per navi di ogni stazza. Anche per questo fu la capitale delle isole, almeno sino al Settecento quando la vicina Lerwick non crebbe di importanza e influenza.

È da lì che arrivo: dieci chilometri di strada inerpicata tra la natura desolata fino alla collina di Scord dove mi son fermato per vedere Scalloway, e ammirarla dall’alto: uno spettacolo a cui rinuncio solo per entrare in città e scoprirla.

Le strade strette portano tutte verso il mare e la baia che si apre a ventaglio: lì sorgono le industrie per la conservazione del pesce, e più a ovest la North Atlantic Fisheries College dove imparare tutto sull’Oceano. Io mi fermo sulla Main Street, nell’ombra del Castello che cade sul Museo.

È la prima tappa del mio viaggio nella storia di Scalloway. Gestito su base volontaria, il piccolo spazio interno è stipato: gli oggetti recuperati al passato e i pannelli moderni raccontano l’importanza della pesca come vita per le isole.

Queste mura narrano di un mondo ormai sepolto sotto le onde dell’Atlantico e di gesta coraggiose e di imprese epiche come quelle dello Shetland Bus, il collegamento tra l’arcipelago e la Norvegia durante la II Guerra Mondiale.

Piccoli pescherecci, carichi di armi e dissidenti norvegesi in fuga dalla loro terra occupata e dalla Gestapo, facevano la spola tra i due paesi sotto il pericolo costante delle intemperie e del fuoco nazista.

Uscito dal museo entro nel castello a fianco: realizzata nel 1600, ha la foggia classica di casa-torre fortificata. Camminando tra le antiche mura si ode prepotente l’eco della storia: soffia col vento attraverso le fessure e racconta.

Racconta dei soprusi perpetrati da Patrick Stewart che costrinse gli abitanti del tempo a opprimenti lavori forzati per edificarlo. I suoi modi spicci e inflessibili, che includevano anche alla confisca dei beni, lo portarono alla morte.

Furono proprio i proprietari terrieri suoi alleati, stanchi dei soprusi, a imprigionarlo. Nonostante il tentativo del figlio di liberarlo, il destino era segnato: catturati entrambi furono giustiziati a Edimburgo nel 1615.

Il maniero entro cui mi aggiro fu utilizzato anche dalle truppe di Oliver Cromwell. Poi con il decadimento di Scalloway venne abbandonato a se stesso: basti pensare che nel 1754 le pietre degli ambienti inferiori intorno al torrione furono sottratte per costruire una fattoria vicina.

Nel 1908 il castello venne messo sotto la tutela dello Stato scozzese con l’egida della Historic Scotland. Ma per riportarlo all’antico splendore ci vuole ancora molto a cominciare dal ripristino del tetto che oggi come tegole ha solo il cielo blu delle Shetland.

Lasciato il passato della città scendo verso il molo: il lavoro della maggior parte dei mille abitanti di qui è fermo mentre cala la sera sulla baia. La vedo riverberare il sole dalla finestra aperta dello Scalloway hotel dove ceno a base di pesce e sento il profumo del mare.

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