Royal Mile, l’eco di Edimburgo

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Royal Mile © P Tomkins - VisitScotland / Scottish Viewpoint

Royal Mile © P Tomkins - VisitScotland / Scottish Viewpoint

Un’eco multi lingue attraversa il Royal Mile. Gente di ogni dove cammina il centro di Edimburgo per sentirne battere il cuore. Il Miglio Reale declina dall’Edinburgh Castle, si srotola per un chilometro e seicento metri, e finisce a Holyrood.

La strada che Daniel Defoe definì “la più larga, più lunga e più bella per gli edifici e gli abitanti, non solo della Gran Bretagna, ma anche del mondo” è uno scrigno elegante. In ognuno dei quattro tratti in cui è divisa c’è un tesoro da scoprire passo a passo mentre respiro il cielo basso e limpido.

Castlehill mi regala il Centro Tessile della Città Vecchia: uno sfilare di telai disegnano kilt di tartan e cuciono l’orgoglio di una Nazione. Appena fuori, la Witches’ Fountain è un gioco d’acqua zampillante e magia. Ricorda le 300 donne che proprio qui vennero bruciate sul rogo per stregoneria.

Poco dietro, Ramsay Gardens tratteggia un dipinto di case in cui spicca l’ottagonale della Goose Pie House, dimora dell’omonimo poeta Allan. Dall’altra parte del Centro Tessile, la Cannonball House è un pezzo di storia conficcata nel muro: la leggenda vuole che sia una palla di cannone sparata dalla cima del castello.

In realtà è il punto di ricaduta della prima conduttura d’acqua in città e non il colpo partito contro l’accampamento di Carlo Edoardo Stuart, durante l’insurrezione nel 1745. Dopo una lezione su malto e fermentazione, mi inebrio del profumo della bevanda nazionale scozzese allo Scotch Whisky Heritage Centre.

Così, quando entro nella Outlook Tower, le immagini della Camera Obscura che proiettano Edimburgo dal vivo con un periscopio, sembrano ondeggiare nel vento della mia mente. Fuori l’Assembly Hall è imponente e nasconde il cielo. Il palazzo dove ogni anno si tiene l’Assemblea generale della Chiesa di Scozia è stata dal 1999 al 2004 la sede del Parlamento.

Di fronte, il nero della pietra del The Hub invade i miei occhi. E’ il primo “domicilio” permanente del Festival Internazionale di Edimburgo, conosciuto in tutto il mondo. Poi il Royal Mile si apre nel secondo tratto: Lawnmarket. Passo vicino alla Gladstone Land e al piano terra porticato, unico esempio rimasto dei vecchi edifici, e scendo i gradini del Lady Stair’s Close.

Entro nel Writers’ Museum. Il pensiero sfoglia la letteratura di un popolo: manoscritti, e carteggi di Robert Burns, Walter Scott e Robert Louis Stevenson sono lì a ricordarmi la loro grandezza. Dopo uno snack veloce, mangiato seduto sul marciapiede, proseguo per High Sreet e ammiro l’unica chiesa parrocchiale della capitale, dove John Knox promulgò la Riforma scozzese: la Hihg Kirk of St Giles.

Proprio di fianco si insinua il Mary King’s Close, la zona più infestata dai fantasmi di tutta la Gran Bretagna, che precede le City Chambers, le camere municipali. Ricordo bene la visita dell’anno scorso e preferisco proseguire in Parliament Square e godere delle sue facciate neoclassiche nel terzo tratto del Royal Mile.

Continuo nelle correnti di vento freddo che caricano il cielo di nuvole e arrivo davanti al Museo dell’Infanzia. I bimbi si spingono per entrare e vedere i tanti giocattoli. Non sanno che chi lo fondò non sopportava i piccoli e dedicò la struttura a Re Erode. Dall’altra parte della strada, i resti di Trinity Apse ricordano uno degli edifici più maestosi della vecchia Edimburgo. Una volta, al massimo del suo splendore, era la quattrocentesca Holy Trinity Collegiate Church.

Poi nel 1848 fu smantellata pietra su pietra con la promessa – mai mantenuta – di ricostruirla: doveva fare posto a un ampliamento della Waverely Station. Oggi è la sede del Brass Rubbing Centre. Con poche sterline si possono riprodurre su carta, con il ricalco, stampe a scelta ricavate da croci pitte o lapidi.

Passo veloce davanti alla John Knox House. Pittoresca nel suo genere, con la scala esterna e la meridiana con una statua di Mosé, dà l’idea del vecchio Royal Mile e trattiene tra le sue mura la storia delle dispute religiose degli anni della riforma. Arrivo proprio di fronte al Canongate Tolboth. Una guglia turrita sovrasta l’orologio che sporge all’esterno. Dalla sua costruzione nel 1591, l’edificio ha ospitato l’amministrazione comunale e la galleria cittadina.

Oltre la strada, il Museo di Edimburgo è una ricchezza inestimabile per la storia della città e della Scozia che merita una giornata intera. Così abbandono il terzo tratto e mi avvio nell’ultimo: Holyrood. Per secoli questa zona fu il quartiere reale della capitale. Oggi sorge la nuova sede del parlamento: simbolo della devolution e di un’autonomia dall’Inghilterra sempre più agognata.

Al suo fianco c’è la Queen’s Gallery con una enorme collezione di tesori d’arte. E poco dopo il Palazzo di Holyroodhouse. I suoi tratti sono ancora quelli del seicento, costruiti da William Bruce per Carlo II. Le due torri sembrano ferire il cielo. Entro nel cortile disegnato a tre piani, un esempio impressionante dell’architettura palladiana, e mi perdo negli State Apartments.

Gli appartamenti di rappresentanza sono arredati con pannelli di quercia, arazzi, ritratti e dipinti. Poi mi sposto in quelli storici, nella torre rotonda del Cinquecento, famosi soprattutto perché qui venne barbaramente assassinato il segretario di Maria Stuarda. Indicazioni precise mi portano nel giardino del Palazzo ad ammirare i resti della Holyrood Abbey. Della vecchia chiesa, dove sono sepolti i più grandi sovrani di Scozia, non resta che la navata priva di volta.

Esco nella via. L’eco di Edimburgo sbatte contro Holyroodhouse e risale il Royal Mile.

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