Plockton e le foche di Scozia

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Giochi d'acqua con le Foche nel Loch Carron © Andrea Lessona

Giochi d'acqua con le Foche nel Loch Carron © Andrea Lessona

Le foche di Plockton si specchiano vanitose nelle acque grigio cielo del Loch Carron. Sdraiate su uno degli isolotti del lago marino, guardano distratte il peschereccio su cui sono imbarcato. Una di loro si tuffa pigra, alza la pinna quasi a salutare, e sparisce dentro le correnti mentre continuo a fotografare.

Gioisco di questo spettacolo che qui, a poche miglia al largo del villaggio delle Highlands, è un miracolo quotidiano della Natura: Plockton si trova sulla linea ferroviaria di Kyle of Lochalsh, ed è nella sua piccola stazione che sono sceso dal Royal Scotsman proveniente dalle Torridon Mountains.

All’emozione di viaggiare sul treno più famoso di Scozia, si è aggiunta quella di scoprire passo dopo passo questo pittoresco insediamento dove, nelle abitazioni del XVIII e XIX secolo, vivono circa 378 persone. Il centro è famoso nel Regno Unito perché tra le sue vie colorate e lungo le sponde del Loch Carron, sono state girate due serie televisive e alcune scene di un film.

Ma le vere protagoniste, che spingono i passeggeri del Royal Scotsman a imbarcarsi dal molo di Plockton, sono loro: le foche dal manto variopinto. Un vecchio peschereccio riadattato di tutti i comfort (toilette e servizio bar garantiti) aspetta gli ospiti al 32 di Harbour Street.

I titolari della Calum’s Seal Trips parlano un po’ di tutte le lingue “perché per vedere questo spettacolo abbiamo turisti da tutto il mondo, Sir”. Mi ha detto in un mix di scozzese rude e italiano strano il capitano Callum Mackenzie appena salito a bordo.

Poi, dopo aver omaggiato gli altri passeggeri del dono divino degli idiomi, si è messo al timone. E ha diretto la prua verso l’orizzonte basso e grigio. “E’ un peccato, Sir – mi ha spiegato il suo aiutante mentre mi portava un sorso di buon whisky scozzese sul ponte -. Quando c’è il sole da qui si può vedere l’Isola di Skye”

“L’importante è che si vedano le foche” – gli ho risposto ancora un po’ dubbioso sulla promessa fatta all’imbarcadero. “Non si preoccupi, Sir – mi ha confermato convinto -: soddisfatti o rimborsati è il nostro motto”.

Infatti i titolari della Calum’s Seal Trips sono così certi di poter mostrare ai loro passeggeri i gioielli del Loch Carron da restituire le nove sterline del biglietto in caso non venissero avvistate le foche. Con un’avvertenza, però: nei giorni di cattivo tempo, la barca non salpa.

Oggi la navigazione è perfetta. E lungo il percorso qualche cerchio d’acqua ha fatto intuire che le regine del lago marino non erano poi così lontane. Ogni tanto mi voltavo indietro verso il molo per vedere l’orizzonte salire in lontananza: ed è lì che ho scorto il Duncraig Castle.

L’edificio fu costruito nel XIX secolo dalla famiglia Matheson che fece le proprie fortune col mercato dell’oppio. Poi la struttura cadde in disuso. Negli anni venne riadattata a ospedale e poi a college. Nel 2009 fu acquistata da Suzanne Hazeldine “per un milione di sterline e ne han fatto un albergo”, mi ha detto l’aiutante del capitano.

Finalmente dove le acque del Loch Carron si allargano e la terra è solo qualche lembo sparso di roccia, ecco i primi esemplari. Il capitano con una virata leggera ha messo di traverso l’imbarcazione davanti all’isolotto su cui la colonia di foche si distende pigra.

La promessa è stata mantenuta e il biglietto non sarà rimborsato. Dal ponte della barca continuo a scattare e scattare: voglio portarmi via un altro ricordo vivo da aggiungere agli altri del viaggio sul Royal Scotsman.

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