La Edimburgo di Robert Louis Stevenson

di
La vecchia Edimburgo © Paul Tomkins / VisitScotland / Scottish Viewpoint

La vecchia Edimburgo © Paul Tomkins / VisitScotland / Scottish Viewpoint

La notte è un buio denso, posato su mura strette e scrostate. Attraverso i closes di un altro tempo: anfratti fatiscenti intrisi di dolore e urina. Il vento impazza, impazzendo sul pavé increspato della sua furia. Le fiamme delle lampade a olio guizzano e allungano ombre lontane sugli scalini madidi di umidità e lacrime. Vivo la Edimburgo di Robert Louis Stevenson.

Quella antica, misteriosa e gotica della Old Town. Quella che ancora oggi è il cuore orfano dell’orgoglio scozzese, svenduto a Sua Maestà Britannica nel 1707 con l’Act of Union per dare vita a un solo regno, sotto una sola corona. Quella che dal castello della città vecchia declina sul Royal Mile e finisce a Holyrood Palace. E dal suo Miglio Reale si perde in centinaia di vicoli come costole senza più carne.

Poi c’è l’altra, la New Town inglese che ho scoperto oggi: cresce e si sviluppa georgiana lungo Princess Street. Opulenta, ricca di negozi, di hotel, di benessere. E’ un altro mondo disegnato da abili mani britanniche verso la fine del XVIII secolo.

Un mondo popolato dagli eredi di chi ha lasciato i closes alla povertà della gente senza futuro: murata viva perché l’ultima epidemia di peste non si diffondesse e i cimiteri non si affollassero per essere poi spogliati dagli studenti senza scrupoli della Scuola di Medicina. La più importante del Regno Unito.

Robert Louis Stevenson visse qui per un po’, in questo contrasto perenne tra luce e oscurità, tra vita e morte, tra sogno e realtà, tra confessione presbiteriana e anglicana, tra Scozia e Inghilterra. Il tutto a unire e a dividere una sola città, una sola persona: la sua.

Fu qui che respirò il contrasto e se ne ispirò per scrivere Lo Strano Caso del Dr. Jekill e Mr. Hyde: perché la storia che descrive nel suo romanzo e sì ambientata a Londra, ma lui la vide nascere, crescere, svilupparsi a Edimburgo.

Questa città era nell’anima di Stevenson, anche se forse la rifiutava, perché troppo discordante. Proprio come il Dr. Jekill che per anni cela la sua vera natura. Per poi liberarla attraverso una pozione che lo salva dall’inganno, uccidendolo.

E per evitare anch’egli la morte prematura, lo scrittore viaggia il mondo cercando climi più consoni ai suoi polmoni malati di umidità scozzese. Ma Edimburgo è con lui in ogni dove, tanto da ricordarla nei ritorni della nostalgia: le colline di erica, il vento che racconta storie, e forse è voce dei fantasmi, il guizzo delle lampade a olio sulle mura scure, la notte densa dei closes, in cui la luce pallida della Luna è nascosta.

La stessa Luna che io vedo ora aprirsi, fuori dai vicoli, lungo l’acciottolato del Royal Mile, mentre un rumore sordo di passi strascicati mi segue. Forse è il Dr. Jekill, forse Mr. Hyde, forse Stevenson, forse solo l’eco del passato. Sono a Edimburgo, chi può dirlo?

I commenti all'articolo "La Edimburgo di Robert Louis Stevenson"

Scrivi il tuo commento tramite

Loading Facebook Comments ...
Loading Disqus Comments ...