John o’ Groats, l’ultimo villaggio della Scozia

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L'hotel di John o' Groats, Scozia © Hermés

L'hotel di John o' Groats, Scozia © Hermés

Scrivo da John o’ Groats, l’ultimo villaggio della Scozia. Oltre non ci sono che i flutti increspati dell’Atlantico e le Orcadi. Dal molo bagnato di pioggia e immerso nel cielo basso, non riesco a vederle.

Eppure sono là, un arcipelago di settanta isole a solo dodici chilometri da questo insediamento di poche case e poche persone soltanto: il più a nord di tutta la Gran Bretagna.

Cammino sulla banchina sferzata dal vento, sperando almeno di scorgere il ferry che ogni giorno attraversa il Pentland Firth, il pericoloso stretto che divide la “mainland” britannica dalle Orcadi. Invece c’è solo il bianco dei gabbiani, radenti l’acqua densa dell’oceano.

Fu l’olandese Jan de Groot ad ottenere nel 1496 la licenza per il servizio e a dare il nome al villaggio dove oggi, secondo l’ultimo censimento del 2007, non vivono più di trecento anime.

E sempre lui fece costruire una casa ottagonale per i suoi otto figli maschi. La storia racconta che i rampolli fossero così poco disponibili tra loro che il padre predispose otto entrate differenti per non farli incontrare.

Oggi l’edificio è diventato il “John o’ Groats Hotel”, un posto decadente che ha ancora un fascino particolare e che i tanti viaggiatori immortalano ogni giorno con le macchine fotografiche prima di imbarcarsi.

Dall’altra parte del paese c’è una piccola costruzione che si fregia di un nome importante: “L’ultima casa in Scozia”. Al suo interno è stato allestito un museo con i resti delle navi tedesche affondate nella zona durante le due guerre mondiali.

Qui dentro sembra che il tempo si sia fermato, ma per tornare alla realtà basta superare la porta di servizio ed entrare nell’immancabile negozio di souvenir dove si può trovare di tutto. A cominciare dal superfluo.

Ce ne sono diversi di queste rivendite, soprattutto nel centro di John o’ Groats: e sono sempre tutte piene di gente che vuole portare a casa un ricordo da questo luogo estremo. Una volta arrivare qui era davvero difficile.

Adesso, invece, basta prendere uno dei tanti pullman che ogni giorno scaricano centinaia di visitatori nell’enorme parcheggio e subito vogliono un tè caldo con i biscotti. Cerco di evitare la folla e faccio un giro oltre il Tourist office. E’ lì che mi imbatto nella statua vichinga di Eric.

In passato questa zona era infestata dai guerrieri norreni e le stesse Orcadi furono territorio norvegese sino al 1472. Poi vennero annesse alla Corona scozzese per il mancato pagamento della dote della moglie di James III, Margaret di Danimarca.

Ridiscendo verso il molo. Il vento ha spezzato le nubi e dalla banchina intravedo il ferry tornare a John o’ Groats carico di passeggeri dopo aver sfidato il Pentland Firth. Oltre, il cielo si sta aprendo sulle Orcadi. Chiudo il taccuino e mi preparo a raggiungerle.

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