Isola di Noss, il nido delle Shetland

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Il massiccio del Noup, Isola di Noss © Andrea Lessona

Il massiccio del Noup, Isola di Noss © Andrea Lessona

Dalla poppa del Dunter III guardo le scogliere dell’isola di Noss emergere dall’Atlantico e salire nel cielo delle Shetland. Queste rocce incise dal tempo e levigate dalle acque sono nido verticale per migliaia di uccelli.

È lì di fronte a me che vivono e si riproducono stridendo sule, urie, marangoni dal ciuffo, gazze marine, procellarie artiche. Volano oltre il massiccio del Noup: 152 metri sul mare e il suo rollio che fa oscillare il battello con cui sono arrivato qui.

Staccatosi dal vecchio porto di Lerwick, il Dunter III ha costeggiato Bressay che protegge la capitale delle Shetland dal Mare del Nord. Raggiungibile con un normale traghetto, l’isola ospita 350 persone tra cui il Lord Liuetenant dell’arcipelago.

Il rappresentate autoctono di Sua Maestà è l’ultima celebrità a soggiornare lì: in passato Bressay ha accolto Sir Walter Scott e membri della nobiltà come si può scoprire all’Heritage Centre insieme alla storia e alla vita dell’isola.

Poi il battello è passato davanti al magnifico arco di roccia del Giant’s Leg. Ridotta la velocità, il capitano ha immerso la videocamera in acqua e dal monitor sottocoperta ho potuto ammirare alcuni granchi, qualche medusa e dei coralli.

Schiaffeggiando le onde del mare aperto, il Dunter III si è diretto verso l’isola di Noss. Dalla cabina del comandante ne ho visto il profilo avvicinarsi: simile a una nave affondata nell’oceano, questa terra è riserva naturale nazionale.

Abitata sino alla Seconda Guerra Mondiale, oggi è diventata la casa di migliaia di uccelli che proprio sulle sue scogliere hanno trovato dimora sicura. E da lì si pavoneggiano, stridendo di fronte a turisti e viaggiatori arrivati qui per assistere dal mare a questo spettacolo unico.

Gestita dallo Scottish Natural Heritage, l’isola di Noss (punto di roccia in lingua norrena) ospita un centro visitatori nella vecchia fattoria di Haa di Gungstie. Per chi approda con i traghetti proveniente da Bressay è possibile visitarla e ritirare la mappa dell’isolotto dal burbero custode del luogo.

Poco più in là si trova il Pony Pund un recinto in pietra costruito nell’Ottocento per allevare i famosi pony delle Shetland. Non lontano c’è anche una spiaggia sabbiosa, perfetta per godere l’orizzonte.

Un’altra delle bellezze dell’isola, visibile anche dal mare, è l’Holm di Noss. Il Dunter III è passato vicino a questo sperone di roccia alto 49 metri poco fa, prima di arrivare qui. Sino al 1864 era collegata all’isola con un congegno chiamato cradle.

Il capitano mi ha spiegato che era una specie di cesto sospeso a delle corde tirate lungo i venti metri che separano i due lembi di terra: serviva a trasportare le pecore e farle pascolare là in cima. La leggenda racconta che chi lo inventò morì scendendo dalla scogliera perché non volle usarlo.

Mentre il rollio del mare fa ondeggiare il battello, lo stridere degli uccelli abbarbicati sulle scogliere dell’isola di Noss diventa sempre più forte: saluto d’addio per me e gli altri passeggeri del Dunter III.

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