I fantasmi di Edimburgo

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I Fanatasmi di Edimburgo © Gary Doak

I Fanatasmi di Edimburgo © Gary Doak

Il vento sferza Edimburgo, mulinella all’ingresso del Real Mary’s King Close, ed entra nei sotterranei dalla porta cigolante. Lo seguo giù per scalini umidi e ripidi tra volte basse e strette. Le fiamme delle lampade a olio tremolano sulle pareti umide e disegnano figure contorte.

Qui sotto, quando nel 1645 la capitale scozzese fu colpita dalla peste falcidiante, centinaia di persone furono murate nelle loro abitazioni e lasciate morire tra indicibili sofferenze. Finita l’epidemia, arrivò l’ordine di rimuovere i cadaveri. Irrigiditi dal tempo, i corpi vennero smembrati a colpi di accetta per farli passare attraverso i vicoli.

I closes di Edimburgo divennero così la casa di anime dannate senza pace. Negli anni a venire pochissime famiglie accettarono malvolentieri di viverci. Ma quando la popolazione aumentò, per l’ afflusso di poveri provenienti dalle Highlands e dall’Irlanda in fuga dalla Great Famine (la Grande Carestia), i sotterranei furono di nuovo un ricettacolo di sporcizia, crimine e delinquenza.

I nuovi abitanti dovettero convivere con strane presenze. Stretti in camere buie, in preda a febbre e brividi sentivano energie fluttuanti. Ombre furtive che vagavano tra le stanze schiacciate delle vecchie case. Vedevano apparire teste e membra mozzate in fuga: volevano liberarsi, uscire all’aperto.

I closes furono sgomberati alla fine dell’Ottocento e per oltre un secolo rimasero intatti e dimenticati. Poi nel 1994 vennero aperti alle prime visite di gruppo che accompagnano i turisti. Così, insieme ad altri visitatori e a una guida in abiti del ‘700, mi trovo a vivere la storia di questo luogo.

Nel sottosuolo il tempo si è fermato, tutto è stato conservato come allora: dalle porte in legno spifferi gelati di vento fanno turbinare la polvere e sollevano odori stantii di muffa, mentre i passi dei visitatori diventano un’eco distorta che si perde lungo i vicoli.

E’ una sensazione intensa che diventa quasi reale quando arrivo a una vecchia casa, proprio sotto il Royal Mile, la via principale di Edimburgo, conosciuta come Allan’s Close. Un tempo era abitata da una bambina di nome Annie e dalla sua famiglia. “Una medium giapponese ha detto di aver percepito la sua presenza – racconta la guida -. ‘Parlandole’ ha scoperto che si trattava di una bimba morta di peste in cerca della sua bambola perduta”.

“Da allora – spiega ancora la guida – i turisti hanno portato nella stanza della piccola, la Shrine Room, regali di ogni tipo e molti soldi”. Sono state raccolte più di duemila sterline destinate in beneficenza al “Sick Kids Hospital” che si prende cura dei bimbi malati.

Alcuni dei visitatori accusano strani sintomi che hanno colpito anche parte dei duecento volontari sottoposti agli sperimenti del professor Richard Wiseman dell’Università di Hertfordshire. Incuriosito da queste manifestazioni, Wiseman ha iniziato a fare ricerche scientifiche per verificare la presenza di entità soprannaturali. Il Real Mary’s King Close, infatti, è considerato una delle zone più infestate dai fantasmi di tutta la Gran Bretagna.

Nonostante studi accurati e l’impiego di strumenti sofisticati, non è stato rilevato nulla di “strano”. Lo psicologo ritiene che il malessere di alcune persone dipenda dagli infrasuoni provocati dal traffico delle auto che attanagliano la capitale scozzese e passano proprio sopra i vicoli sotterranei.

Quando esco dai closes e respiro il cielo di Edimburgo, i sintomi e il vento sono svaniti.

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