Glasgow School of Art, arte scozzese

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La Biblioteca della Glasgow School of Art © Andrea Lessona

La Biblioteca della Glasgow School of Art © Andrea Lessona

Dall’alto di enormi archi a botte la luce scivola sul vetro colorato, si accende nel metallo lavorato e si espande sui pannelli scuri in legno: lo spazio enorme delle sale della Glasgow School of Art si definisce d’incanto nei miei occhi.

E’ qui, all’angolo tra Scott e Renfrew Street, che l’edificio sfregiato dal cielo livido della città più grande di Scozia ospita il capolavoro architettonico art nouveau di Charles Rennie Mackintosh (7 giugno 1868 – 1928). Fu lui a progettarlo quando aveva solo 25 anni.

E ancora oggi è uno tra i simboli più prestigiosi dell’arte scozzese, rinomata in tutto il mondo: scuola e museo convivono tra le sue pareti ampie. Le stesse che ammiro nella loro vastità non appena supero l’ingresso.

Una delle studentesse mi guida tra i segreti del luogo, svelandomeli. Accento marcatamente inglese – che qui suona strano e rivale -, la ragazza mi mostra il plastico della intera struttura protetto da una teca.

Mi spiega che l’arte di Mackintosh, genio ribelle dell’antica Glasgow industriale, maturò a bottega da John Hutchison, un architetto locale, e si sviluppò nell’assorbimento dei principi nipponici. Combinati alla tradizione scozzese originarono un nuova forma e un nuovo concetto di design.

Il legame dell’artista con l’Oriente, pur non essendoci mai stato, trova riscontro nell’ascensore dalla foggia esotica: sembra una grande lanterna giapponese al cui interno la luce soffusa rilascia un calore tenue, quasi embrionale.

Al piano superiore, il lato nord dell’edificio è una massa rettangolare in cui le grandi finestre rettangolari illuminano gli studi e si alternano a piloni in muratura. Le facciate est e ovest sono strette e divise da piccole finestre in metallo tipiche dell’architettura scozzese baronale.

Salendo ancora, cammino lungo il “pollaio”, una galleria vetrata di collegamento tra gli studi: qui, il cielo riflesso da fuori sembra posarsi sulle pareti stuccate. Gli interni, progettati in collaborazione con Margaret Macdonald, moglie di Mackintosh, rilasciano motivi accentuati d’art nouveau.

Ridiscendo le scale strette che mi han portato sin lassù, ed entro nel cuore della Glasgow School of Art: la biblioteca. Riprogettata e costruita più tardi nel 1906, è contraddistinta da una struttura in legno scuro finito che sostiene il soppalco e il soffitto. Da lì calano lampadari dal vetro colorato legati con metallo lavorato.

La loro luce cade sulle sedie e i tavoli di studio e lavoro e dilata la percezione e le dimensioni della stanza ricca di volumi. La lascio, seguendo la guida verso l’ultima tappa del tour ed entrare nella sala di esposizione dove sono conservati alcuni dei lavori di Mackintosh.

In una carriera di soli venticinque anni, l’artista scozzese ha progettato oltre 300 pezzi, la maggior parte in due periodi relativamente brevi, 1897-1905 e 1916-1919. La gamma dei lavori è davvero variegata: non solo le sedie allungate per cui è famoso, ma pure tavoli, librerie, letti, accessori bagno, e anche un pulpito e un organo.

Ecco perché suona strano che la sua influenza sull’arte si sia manifestata solo nell’ultimo periodo. Ma oggi grazie all’esposizione permanente alla Glasgow School of Art e al viaggiare sempre facile di studenti e appassionati, le sue idee hanno superato i confini scozzesi per diffondersi nel mondo.

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