Forth Bridge, il ponte più spettacolare di Scozia

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Forth Rail Bridge © P.Tomkins / VisitScotland / Scottish Viepoint

Forth Rail Bridge © P.Tomkins / VisitScotland / Scottish Viepoint

Il profilo a sbalzo di Forth Bridge appare basso all’orizzonte. Lo vedo avvicinarsi dalla cabina panoramica del Royal Scotsman mentre il treno delle Highlands si avvicina al Firth of Forth.

La profonda insenatura nella costa orientale della Scozia è lì a dividere la regione del Fife a nord e la città di Edimburgo – da dove è partito il convoglio – a sud. Solo un’opera ingegneristica di tale portata poteva superare e unire il braccio d’acqua creato dalla Natura.

Furono Sir John Fowler e Sir Benjamin Baker a progettare la struttura su cui il treno si appresta a far correre le sue carrozze. I due ingegneri ricevettero gli onori della realizzazione ma lasciarono ad altri l’onere delle perdite: durante i lavori dal 1883 al 1890, dei 4600 operai impiegati 450 rimasero feriti e 98 persero la vita.

Ciononostante, ancora oggi il ponte a sbalzo è un capolavoro ingegneristico e per gli scozzesi l’ottava meraviglia del mondo. Il trionfo dell’era Vittoriana. Fu il primo in Gran Bretagna a essere realizzato tutto in acciaio: una rarità per l’epoca. Le 64800 tonnellate di materiale necessario arrivarono da una acciaieria in Galles e da due in Scozia.

Assemblate negli anni hanno dato vita a una costruzione lunga due chilometri e mezzo con una doppia linea che si alza di 46 metri sul livello del mare. La costruzione ha due campate principali di 520 metri, due laterali di 200 metri, 15 campate di avvicinamento da 50 metri e cinque da sette metri. Le tre grandi strutture a sbalzo di quattro torri raggiungono i 104 metri per 21 di diametro.

Il Forth Bridge è conosciuto anche come Forth Railway Bridge per non confonderlo con quello per auto che gli scorre parallaelo sul lato sinistro, aperto al traffico nel 1964. Questo, su cui viaggiano solo i treni, invece venne inaugurato il 4 marzo del 1890 dal principe di Galles, poi divenuto re Edoardo VII. L’erede al trono piantò l’ultimo rivetto dorato.

Da allora nonostante siano passati oltre cent’anni, l’opera tiene: un’analisi contemporanea del ponte nel 2002, ha stabilito che l’acciaio è di buona qualità con solo qualche piccola e ininfluente variazione.

Anche perché i lavori di manutenzione sono costanti: e costringono il Royal Scotsman, mentre attraversa il ponte a sbalzo, a rallentare vicino alle impalcature dove uomini in tuta arancio stanno lavorando ma non perdono l’occasione per salutare me e gli altri passeggeri.

Questi uomini fanno parte della “colonia” ferroviaria di 50 case a Dalmeny Station che dividono insieme ai lavoratori impiegati nell’officina di manutenzione e nel deposito. Tutti contribuiscono ad alimentare il detto “Dipingere il Forth Bridge”.

Per gli scozzesi, mi spiega un viaggiatore che con me respira l’aria del Firth of Forth dalla cabina panoramica del Royal Scotsman, è un modo di dire: serve a descrivere un lavoro infinito, una cosa che si sa quando comincia ma non si sa quando finisce.

Così come la ritintura del ponte che iniziava appena terminata quella precedente. E così via per tutta la vita. Una cosa, al di là dei detti, è che un tale lavoro cominciato nel 2002 sarebbe dovuto finire nel 2012. Oggi questi uomini sono ancora qui, sigaretta in bocca a verniciare il Forth Bridge. Il tutto per un totale di 180 milioni di sterline che dovrebbero esaurirsi insieme all’impegno lavorativo entro quest’anno.

Nei prossimi 25 anni la struttura dovrebbe così continuare a regalare sia a chi l’attraversa in treno, sia a chi la guarda dalle rive del Forth il suo profilo a sbalzo acceso di porpora al tramonto.

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